Le spiagge esclusive della Sicilia, le Riserve e i luoghi mondani

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    È accanto a e aree protette che s’incontrano le più segrete di . Quelle
    che compaiono di sfuggita sulle guide turistiche, adombrate dalla bellezza più sfacciata delle celebri vicine. Come Castelluzzo, a sud di , sull’altra sponda di quel promontorio che, a est, finisce nella Riserva Naturale dello Zingaro. Alle spalle della costa, il paese si allunga tutto ai lati della strada principale, con le case circondate da orti e uliveti; sul mare si apre il Golfo di Makari: una teoria di calette e sabbiose, piccole baie e insenature facilmente raggiungibili. Quando lo vide per la prima volta, il miliardario Aristotele Onassis ne rimase talmente affascinato da desiderare di comprare l’intera baia. A pochi chilometri dalla riserva WWF di Torre Salsa sulla costa sud vicino ad , c’è un’altra spiaggia poco nota ai turisti, Giallonardo: una lingua di sabbia, che i tanti cristalli di gesso incendiano al sole, protetta da alte falesie bianche. Un luogo così solitario da attirare le Caretta caretta, le schive tartarughe marine. Quando si scende a sud, la si fa quieta. Dimentica le selve di ombrelloni e ridiventa selvatica. Dopo Noto, tra palme nane, agavi e macchia mediterranea c’è uno degli angoli più incontaminati di Trinacria, l’Oasi di : 1300 ettari di stagni e pantani, dune e cale rocciose dove il mare prende i colori dei Caraibi. Terra di passo, sosta obbligata per i migratori d’Africa: fenicotteri rosa, gabbiani reali, aironi cinerini, cavalieri d’Italia, folaghe e germani. Attraversata da una ragnatela di passerelle in legno e sentieri, l’oasi abbraccia due splendide , , caletta di sabbia fine stretta tra scogli e rocce che accendono l’acqua di sfumature smeraldo, e , una sequela di dune ricoperte di ginepro e i resti di un’antica tonnara puntati verso il cielo come le colonne di un tempio. Proseguendo verso sud il paesaggio si fa ancora più asciutto. A Portopalo, dove la guarda Tunisi negli occhi, la terra si stringe in un istmo che collega, sotto il pelo dell’acqua, la costa all’isolotto di Capo Passero, uno scoglio piatto mangiato dal vento. Poco più avanti, di fronte all’isola delle Correnti, la costa si scioglie in una corona di dune. Quasi un assaggio del deserto di là dal mare.

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